Le visite guidate sulla produzione artistica delle donne, condotte dalle guide dell’associazione culturale Festina Lente – Arte e Archeologia, sono tra le attività proposte da Spazio Donna allo scopo di favorire ed aumentare l’empowerment delle donne, cioè la capacità di incidere positivamente sulla propria vita e su quella delle persone a loro più vicine.

Spazio Donna San Basilio” è un progetto nato a novembre 2015, gestito dalla Cooperativa Sociale BeFree e finanziato da WeWorld onlus: è un luogo di accoglienza, di aggregazione, di incontro e di scambio per le donne del quartiere dove promuovere autodeterminazione e diritti, sperimentare relazioni positive e arricchenti, e dove affrontare e combattere gli stereotipi di genere. Attraverso una serie di attività individuali e di gruppo, il progetto ha l’obiettivo di offrire alle donne alternative che liberano risorse e capacità in un clima non giudicante ed empatico.

Prevenire e fare emergere la violenza di genere significa necessariamente lavorare a 360° sul superamento degli squilibri economici, culturali e sociali ancora fortemente presenti nel nostro contesto.

2019

Il Macro di Odile Decq

Il MACRO di via Nizza occupa parte del complesso che fino al 1971 la Società Birra Peroni impiegò per le sue attività di produzione e che occupava diversi lotti tra viale Regina Margherita e Corso d’Italia. Negli anni ’90 una prima parte della struttura venne recuperata e destinata a museo, con un successivo ampliamento per il quale venne indetto nel 2000 un concorso di progettazione.
L’intervento di Odile Decq, l’architetta francese vincitrice del concorso, ha conferito al Museo un sistema dinamico di articolazioni e collegamenti molteplici. I grandi spazi quali le sale espositive (che occupano una superficie complessiva di 4350 mq), il foyer, l’auditorium e la terrazza (o giardino panoramico) sono collegati da scalinate, ascensori, ballatoi e passaggi che, oltre a offrire prospettive molteplici dello spazio, rendono l’esperienza dell’architettura del Museo dinamica, attraente, sempre nuova e diversa.

Alle ore 17 potremo assistere alla performance Pietatem dell’artista messicana Elina Chauvet, conosciuta nel mondo per il suo progetto Zapatos Rojos (Scarpe Rosse), replicato diverse volte anche in Italia.
 L’artista dà vita ad una rappresentazione della Pietà di Michelangelo, per portare la voce delle madri messicane, alle cui figlie uccise non è stata concessa alcuna pietà da parte del governo e ancor meno da parte dei loro carnefici.

Visita guidata alla mostra “Lisetta Carmi. La bellezza della verità”

La mostra antologica dedicata alla fotografa genovese Lisetta Carmi presso il Museo di Roma in Trastevere ripercorre la sua breve ma intensissima parabola nel mondo della fotografia, a cui si avvicina piuttosto tardi, interrompendo una avviata carriera da pianista, e che lascerà molto presto, per ritirarsi nell’ashram di Cisternino, cittadina in cui ancora oggi risiede.

Circa 170 immagini tra le quali numerose inedite, gli originali di alcuni libri d’artista da lei stessa realizzati tra gli anni Sessanta e Settanta dello scorso secolo, le sue amate macchine fotografiche originali (Leica e Nikon) ripercorrono in un esaustivo percorso espositivo i circa venti anni durante i quali la Carmi si è completamente dedicata alla fotografia con sguardo sincero. Dai bambini nei campi profughi palestinesi ai camalli del porto di Genova, il suo sguardo curioso e lucido rimane punto imprescindibile per la conoscenza profonda di luoghi e persone.

2018

Visita all’installazione “Columna mutatio” di Luminita Taranu

L’installazione monumentale “Columna mutãtio – LA SPIRALE” dell’artista rumena Luminita Taranu è direttamente ispirata alla Colonna Traiana ed è ospitata fino al 18 novembre prossimo dai mercati di Traiano.
Il lavoro di Taranu verte sulla memoria, in questo caso la memoria collettiva di un popolo: la Colonna che in passato celebrava la guerra tra Romani e Daci è diventata nel tempo il simbolo dell’inscindibile legame storico tra l’Italia e la Romania.
La visita guidata avrà inizio davanti la Colonna di Traiano, di cui tratteggeremo brevemente la storia per poi spostarci assieme nei vicini Mercati di Traiano, dove si trova l’installazione dell’artista.

Il Maxxi di Zaha Hadid

Il MAXXI Museo nazionale delle arti del XXI secolo è la prima istituzione nazionale dedicata alla creatività contemporanea. Sede del MAXXI è la grande opera architettonica, dalle forme innovative e spettacolari, progettata da Zaha Hadid nel quartiere Flaminio di Roma e inaugurata nel 2010.
L’architetta Zaha Hadid, di origine irachena, ha segnato e rivoluzionato il mondo dell’architettura con la sua ricerca al confine tra l’urbanistica, l’architettura e il design. I suoi progetti integrano la topografia naturale con il sistema costruito dell’uomo, attraverso un percorso di progettazione che sfrutta tecnologie sperimentali. Le linee dell’architettura di Hadid sono oblique, spezzate e sfuggenti, gli angoli prevalentemente acuti, le superfici lisce, i volumi fratturati e ricomposti secondo ordini nuovi che derivano da una ricerca personale volta alla creazione di spazi fluidi.
Visiteremo anche una parte dello spazio interno, il piano terra del museo, soffermandoci sulle opere della collezione permanente di due grandi artiste contemporanee: la fotografa siciliana Letizia Battaglia e la statunitense Kara Walker.

Visita guidata alla mostra “MAGMA. Il corpo e la parola nell’arte delle donne”

Fino al prossimo 2 aprile, l’Istituto Centrale per la Grafica di Roma ospita la mostra “MAGMA. Il corpo e la parola nell’arte delle donne tra Italia e Lituania dal 1965 ad oggi”;seconda parte di un progetto iniziato nel 2017 presso la National Gallery of Art di Vilnius. Il titolo riprende quello di una delle prime rassegne al femminile, curata da Romana Loda nel 1977, ma si rifà anche alla materia viva che brucia sotto la terra.
La mostra approfondisce la nascita dell’arte femminista in Italia, mettendola a confronto con la ben più recente arte femminista lituana, nata in anni molto più recenti; un percorso che mette in luce i procedimenti creativi caratteristici delle artiste attive dal 1965 sino ai giorni nostri, in Italia e in Lituania.
Il corpo e la parola vengono utilizzati come strumento di lotta per conquiste politiche e artistiche. Le installazioni, i video, le performance, le immagini fotografiche, i collage realizzati con ritagli di giornali, i manifesti e i libri esposti delineano l’immagine di un’arte totale, creando punti di vista inediti da cui osservare la multiforme compenetrazione fra immagine, segno verbale e segno grafico.
In esposizione le opere realizzate da artiste come Mirella Bentivoglio, Tomaso Binga, Suzanne Santoro e Kristina Inčiūraitė, Paulina Pukitė, Eglė Rakauskaitė, Marija Teresė Rožanskaitė. E ancora si potranno ammirare i lavori di Chiara Fumai, Giosetta Fioroni, Nicole Gravier, Maria Lai, Ketty La Rocca, Lucia Marcucci, Elisa Montessori e tante altre ancora che hanno fatto la storia dell’arte italiana dagli anni Sessanta fino ai giorni nostri.

2017

Visita guidata alla mostra “Eternelle Idole” presso l’Accademia di Francia a Roma – Villa Medici

L’esposizione Éternelle Idole dà vita a un sorprendente dialogo tra le opere di due artiste nate a un secolo di distanza, l’americana Elizabeth Peyton e la francese Camille Claudel (1864-1943), una delle maggiori scultrici del suo tempo. Completano la mostra alcune opere di Auguste Rodin, celebre scultore francese la cui vita artistica e sentimentale fu inestricabilmente legata a quella di Camille Claudel. Il lavoro di Claudel è stato raramente mostrato in Italia e, con questa mostra, è presentato per la prima volta a Villa Medici.
Camille Claudel nasce a Villeneuve-sur-Fère l’8 dicembre 1864, prima di tre figli, sorella dello scrittore e poeta Paul Claudel. Per una donna del XIX secolo essere artista in un ambiente dominato dagli uomini non era concepibile, soprattutto nell’ambito della scultura. All’età di 18 anni affida la sua istruzione artistica allo scultore Alfred Boucher, il quale poi lascia ad Auguste Rodin l’incarico di seguirla. Tra Claudel e Rodin inizia un intenso sodalizio durato dieci anni, distinto da una profonda passione artistica e sentimentale. Claudel posa per Rodin, lo aiuta a modellare le grandi opere, tra cui le Portes de l’Enfer. Claudel fu modella e musa per diverse opere dello scultore che si potranno vedere a Villa Medici, come il sensuale abbraccio L’Eternel Printemps(1884) e i suoi ritratti. È in quel momento che inizia a esporre con uno stile personalissimo e un approccio complesso nello scolpire i capelli, e a creare le composizioni più audaci. Smette di esporre nel 1905 e nel 1912 distruggerà molte delle sue opere, dopo aver creato, tra i 18 e i 40 anni, capolavori che hanno lasciato un segno indelebile nella storia dell’arte. Il 10 marzo 1913 viene internata per volontà della madre. Abbandonata completamente la scultura, muore nell’ospedale psichiatrico di Montdevergues nel 1943, dopo trent’anni di esilio forzato durante i quali non scolpirà più.
Elizabeth Peyton è divenuta celebre negli anni ’90 a New York per i suoi ritratti psicologicamente acuti. Nel corso della sua carriera, le sue opere hanno rappresentato personaggi appartenenti alla sua vita privata, celebrità e personaggi storici. Che siano basati su fotografie o ripresi dalla vita reale, i suoi lavori hanno una cifra intimista e una varietà di segni precisi e intuitivi. Sono ritratti molto spesso caratterizzati da una libertà e da una gamma ampia di espressioni attraverso cui evoca la vita interiore e psicologica del soggetto raffigurato, da David Bowie a Leonardo Di Caprio, da Napoleone ad Elisabetta II, da David Hockney fino ad amici e colleghi artisti. Oltre alle nuove opere realizzate appositamente per la mostra, Elizabeth Peyton ha creato un monumentale progetto d’artista per la facciata principale di Villa Medici, in corso di restauro.

Le donne nell’arte moderna e contemporanea: modelle, artiste, direttrici di musei

La Galleria Nazionale d’Arte Moderna e Contemporanea nasce a Roma nel 1883 per rappresentare l’arte nazionale del nuovo Stato unitario. Inizialmente non ha né una collezione, alla quale si provvede con acquisti alle esposizioni nazionali, né una sede. Si trova una collocazione provvisoria al Palazzo delle Esposizioni di Roma, inaugurato poco tempo prima, finché nel 1911 viene finalmente trasferita nel Padiglione delle Belle Arti costruito da Cesare Bazzani a Valle Giulia, in occasione dell’Esposizione Internazionale.
La Galleria Nazionale è oggi uno dei musei più interessanti e poliedrici della città, grazie anche alle innovazioni introdotte dalla nuova direttrice Cristiana Collu, che hanno suscitato un dibattito ancora aperto (e molte polemiche) sull’allestimento, sulla didattica e sulla funzione del museo.
La visita non interesserà l’intera collezione, bensì solo alcune delle sale e delle opere che utilizzeremo come filo conduttore per ricostruire il ruolo delle donne nell’arte a partire dall’Ottocento, quando le artiste iniziano ad essere accolte a pieno titolo nei circoli culturali, nelle accademie e nelle principali esposizioni d’arte, fino ai giorni nostri. Ci soffermeremo inoltre sulla figura di Palma Bucarelli, prima direttrice di museo in Italia, che guidò la Galleria dal 1942 al 1975 e che viene ricordata in questi giorni con una esposizione delle opere della sua collezione privata, donata al museo dopo la sua morte.

Street Art Tour – San Basilio

Il progetto di arte pubblica “Sanba, curato da Simone Pallotta e dall’associazione Walls, ha colorato i lotti popolari del quartiere San Basilio coinvolgendo attivamente gli abitanti e le scuole.
Ma come si realizza un progetto di arte pubblica? E chi sono i protagonisti?
Passeggiando per i vicoli del quartiere cercheremo di approfondire questa forma d’arte contemporanea così labile e controversa, spiegando la sua origine e la sua evoluzione, la sua inclusione nei progetti di arte pubblica e soffermandoci a riflettere sull’impatto che sta avendo sulla nostra città e in particolare sul quartiere di San Basilio. Ci lasceremo incantare dagli animali fantastici di Hitnes, dai giganti di Agostino Iacurci e dalla critica sociale di Blu, che tanto ha fatto parlare di sé, tra libertà d’espressione e censura. Anche i bambini saranno coinvolti in questa passeggiata: discuteremo insieme delle opere e creeremo insieme una piccola opera d’arte.

Visita guidata alla mostra “Vivian Maier. Una fotografa ritrovata”

La vita e l’opera di Vivian Maier sono circondate da un alone di mistero che ha contribuito ad accrescerne il fascino. Tata di mestiere, fotografa per vocazione, non abbandonava mai la macchina fotografica, scattando compulsivamente con la sua Rolleiflex.
Vivian Maier ritraeva le città dove aveva vissuto, in particolare New York e Chicago, con uno sguardo curioso, attratto da piccoli dettagli, dai particolari, dalle imperfezioni ma anche dai bambini, dagli anziani, dalla vita che le scorreva davanti agli occhi per strada, dalla città e i suoi abitanti in un momento di fervido cambiamento sociale e culturale.
Le sue fotografie non sono mai state esposte né pubblicate mentre lei era in vita, la maggior parte dei suoi rullini non sono stati sviluppati, Vivian Maier sembrava fotografare per se stessa.
Nel 2007 John Maloof, all’epoca agente immobiliare, acquista durante un’asta parte dell’archivio della Maier confiscato per un mancato pagamento. Capisce subito di aver trovato un tesoro prezioso e da quel momento non smetterà di cercare materiale riguardante questa misteriosa fotografa, arrivando ad archiviare oltre 150.000 negativi e 3.000 stampe.
La mostra presenta 120 fotografie in bianco e nero realizzate tra gli anni Cinquanta e Sessanta insieme a una selezione di immagini a colori scattate negli anni Settanta, oltre ad alcuni filmati in super 8 che mostrano come Vivian Maier si avvicinasse ai suoi soggetti.

Visita guidata alla mostra “Artemisia Gentileschi e il suo tempo”

Un viaggio nell’arte del Seicento sulle tracce di una grande artista, che seppe farsi strada in un mondo totalmente al maschile: Artemisia Gentileschi. Figlia d’arte e pittrice di straordinario talento, Artemisia Gentileschi fu la prima donna ammessa a far parte dell’Accademia delle Arti e del Disegno di Firenze e le sue opere raggiunsero le corti e i committenti più importanti del suo tempo, in Italia e non solo.
La sua figura è stata riscoperta a partire degli anni ’70 del Novecento e da allora non ha smesso di appassionare sia la critica che il grande pubblico, divenendo protagonista di decine tra romanzi, film, documentari e saggi. L’attenzione è però rimasta focalizzata sulla biografia, lasciando in secondo piano la sua vicenda artistica. In particolare l’episodio dello stupro subìto dal collega e amico del padre Agostino Tassi, di cui si conservano le carte processuali, è stato usato spesso come un filtro attraverso cui interpretare molte delle sue opere, costruendo un’immagine di eterna vittima.
Le ricerche più recenti e i documenti rinvenuti negli ultimi anni stanno finalmente delineando un ritratto più veritiero: una donna indipendente e determinata, che si sposò ed ebbe dei figli, ma che visse anche lontana dalla protezione maschile; si barcamenò a lungo tra debiti mai pagati e continui trasferimenti, fu agente di se stessa e seppe sfruttare a suo vantaggio il fatto che una donna costituiva una rarità assoluta nel mondo dell’arte italiana del suo tempo.
La mostra di Palazzo Braschi, che si chiuderà il 7 maggio prossimo, permette di ripercorrere l’intero arco temporale della vicenda artistica di Artemisia Gentileschi: dai dipinti della prima formazione nella bottega del padre Orazio, a quelli degli anni fiorentini e napoletani, comprendendo anche una breve incursione a Londra, dove lavorò per la famiglia reale. Le opere in mostra sono un centinaio e provengono da importanti musei e collezioni private di ogni parte del mondo, allo scopo di stabilire un confronto tra l’artista e i suoi colleghi e mostrare come il suo lavoro si inserisca nelle principali correnti artistiche del tempo.