Per continuare a non tacere. Passeggiata nel Parco degli Acquedotti in memoria di don Roberto Sardelli


domenica 10 marzo 2019

Per continuare a non tacere. Passeggiata nel Parco degli Acquedotti in memoria di don Roberto Sardelli

Il 19 febbraio 2019 è venuto a mancare don Roberto Sardelli, sacerdote vicino agli ultimi, maestro di strada, protagonista delle lotte sociali per il riconoscimento dei diritti essenziali dei “baraccati” delle borgate romane.

Vogliamo ricordarlo così, ripetendo questo itinerario che ci porterà a spaziare dalla storia antica a quella più recente della nostra città.

Il Parco degli Acquedotti offre al visitatore un paesaggio senza tempo, tra gli ultimi brani superstiti della Campagna Romana. Si tratta di un territorio che svela molte sorprese, attraversato da 6 acquedotti antichi e dal cinquecentesco Acquedotto Felice che danno il nome al parco, punteggiato da importanti resti archeologici, testimone del carattere rurale e agricolo del suburbio romano che si accentua a partire dal Medioevo e che rimarrà caratteristico di questa zona fino alla grande espansione della città dopo la seconda guerra mondiale.

La borgata si espande a ridosso dell’Acquedotto Felice proprio nel secondo dopoguerra, ospitando tra il Mandrione e Cinecittà centinaia di famiglie, migliaia di persone. Nel 1968 un giovane prete viene assegnato alla parrochia di San Policarpo: passano solo pochi mesi e già entra in aperto conflitto con il parroco e decide di trasferirsi in baracca, nella borgata che si trovava a pochi metri dalla chiesa. Qui crea un doposcuola, sulle orme di don Milani, chiamato Scuola 725, in cui decine di bambini e ragazzi possono ricevere il supporto allo studio che necessitano, di fronte ad una scuola pubblica pensata per i più ricchi che li relega nelle classi differenziali.

La storia della borgata e soprattutto di chi l’ha abitata offrono molti spunti per leggere anche il presente, “per continuare a non tacere” come titola un famosa lettera scritta da alcuni ex studenti della scuola assieme a don Sardelli nel 2007.

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