La chiesa del popolo: la Basilica di Santa Maria in Ara Coeli


sabato 03 marzo 2018

La chiesa del popolo: la Basilica di Santa Maria in Ara Coeli

La basilica di Santa Maria in Ara Coeli domina la città di Roma dalla cima del Campidoglio. Non si tratta di un’importanza semplicemente fisico/geografica, ma anche storica: la chiesa, infatti, è strettamente legata al Comune di Roma, al popolo romano e alle istituzioni civiche.

Tra leggenda e storia

Di origini antichissime, la chiesa fu fondata nel VI secolo sull’Arx, una delle due alture del colle Campidoglio. L’Arx, in epoca romana, ospitava il tempio di Giunone Moneta (ammonitrice) e la chiesa fu costruita sulle rovine del tempio di Giunone.

Una famosissima leggenda ne attribuisce il nome ad un episodio avvenuto nell’epoca di Augusto: secondo la tradizione, nata e diffusa dalla letteratura periegetica medievale, la Sibilla Tiburtina, consultata dall’imperatore, annunciò che dal cielo sarebbe venuto un re di sembianze umane che avrebbe regnato per secoli e giudicato il mondo. Dopo poco tempo l’imperatore Augusto stesso ebbe l’apparizione di una vergine con un bambino tra le braccia, mentre una voce proclamava “Haec est ara filii Dei”, questo è l’altare del Signore. In realtà è più probabile che l’etimologia del termine “ara coeli” provenga da una corruzione del termine latino Arx in arce e poi arceli: il nome è attestato dal 1323.

La chiesa, dapprima affidata ai benedettini, venne data all’ordine francescano nel 1250, che ne curò la ricostruzione nelle forme romanico-gotiche che conserva ancora oggi. Il nuovo edificio fu inaugurato nel 1348 assieme alla scalinata che da accesso alla chiesa, costruita per volontà popolare come ringraziamento per la fine di una pestilenza e inaugurata dal tribuno Cola di Rienzo.

Tracce recenti di un passato lontano

Oltre alle storie e alle numerosissime leggende legate alla chiesa del popolo, Santa Maria in Ara Coeli è un monumento fondamentale per il suo valore artistico, e all’interno avremo modo di apprezzare numerose opere eccezionali, come la cappella Bufalino affrescata dal Pinturicchio tra 1484 e 1486 con storie di San Bernardino da Siena, capolavoro del primo Rinascimento a Roma. Ma la chiesa reca soprattutto testimonianze di alta qualità del periodo medievale, molto discusse dalla critica. Basti citare il monumento funebre di Matteo d’Acquasparta, ministro generale dei francescani e decorato da una bella lunetta ad affresco attribuita a Pietro Cavallini, o gli affreschi in alcune delle antiche cappelle duecentesche, conservatesi, nonostante importanti modifiche, nell’edificio attuale.

In seguito a recentissime campagne di restauro, sono riemersi numerosi frammenti della decorazione duecentesca: nella cappella di San Pasquale Baylon, ad esempio, sono stati recuperati alcuni tratti degli affreschi che rappresentavano le storie dei santi Giovanni Battista ed Evangelista. Ci concentreremo dunque proprio sull’aspetto medievale della chiesa e su queste tracce riemerse da poco, testimonianze importanti per approfondire l’arte di un periodo artistico, le ultime decadi del 1200, molto complesso e poco conosciuto.

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